Il gap dell’impresa sociale Home > Il gap dell’impresa sociale Si è parlato di impresa sociale Il 14 marzo durante il convegno a Milano su “Impresa sociale una chanche per il lavoro e lo sviluppo” organizzato da Vita e Make a Change. In questa occasione sono stati presentati i dati inediti dell’Osservatorio Isnet con un focus sulla “social business initiative” e una rassegna delle principali criticità per l’impresa sociale ad affrontare processi di innovazione sociale. Se l’impresa sociale conferma anche nella VII° edizione dell’Osservatorio, la propria capacità di “tenuta” rispetto alle mutate condizione dei mercati preservando l’occupazione o addirittura facendola crescere, emergono resistenze ad attivare reali processi di cambiamento, resi urgenti e non più derogabili ( per il progressivo contrarsi delle risorse pubbliche e il contemporaneo aumento e complessità dei bisogni della popolazione). Sono ancora poche le organizzazioni “smart”, che sfruttano le nuove tecnologie, o si fanno protagoniste delle esperienze di sharing economy che si stanno diffondendo con grande rapidità su iniziativa di cittadini intraprendenti, oppure capaci di vantare raccordi con il mercato profit in una prospettiva di nuove collaborazioni e partnership. Di fatto, stupisce che oltre l’80% delle imprese sociali del panel Isnet, dice di non conoscere la “social business initiative” e di non aver realizzato progetti di social innovation a causa di una molteplicità di fattori riconosciuti e riconoscibili. “La crisi in atto richiede cambiamenti importanti. Secondo lei quali sono i principali ostacoli nell’avviare processi di innovazione nelle cooperative sociali?” Fonte: Osservatorio Isnet Focus su “Ostacoli al cambiamento” (indici di penetrazione panel 400 imprese sociali in Itali) Le imprese sociali sono dei “campioni” di responsabilità e cittadinanza attiva: hanno dimostrato di saper risolvere i problemi senza delegare ad altri e senza vittimismi paralizzanti. Hanno identità forti, chiarezza della propria mission, consapevolezza del proprio fare. Hanno saputo creare contesti di lavoro ricchi di significato. Questa stessa vocazione non è stata esente però da controindicazioni, quelle dell’autoreferenzialità e dell’eccesso di protagonismo che definisce confini certi con meccanismi di inclusione ed esclusione E ancora la mancanza di delega, la difficoltà ad organizzare i flussi di lavoro e suddividere le responsabilità e i ruoli all’interno delle organizzazioni, sono alla base di una operatività assillante, che schiaccia l’attività sulla gestione dell’ordinario togliendo fiato al nuovo e alla sperimentazione, lasciando al palo formazione e aggiornamento del management e del personale inserito nelle organizzazioni. Interessante che siano gli stessi imprenditori sociali a fare autoanalisi e a identificare i gap: le percentuali sulle criticità, sono frutto delle indicazioni degli intervistati. Sono le organizzazioni di più recente costituzione (da 1 a 3 anni) e quelle con performance economica “in crescita” a fare più autocritica, quasi a dire “basta all’autoreferenzialità, all’operatività schiacciante che depotenzia l’apertura al nuovo” Si dice che per cambiare il primo passo sia essere consapevoli del problema. Allora identificato il limite, spazio alle soluzioni, all’ideazione di piste di lavoro sulla quale investire, da subito, per posizionare l’impresa sociale italiana dove merita, protagonista di innovazione sociale, vera eccellenza made in Italy, capace di stare nel mercato rendendo concreta la possibilità di un’altra economia Progetti correlati Piano di manutenzione dell’organizzazione – CEASThe Place – Idee in reteLeroy Merlin – (Ri)generiamoBiennale della Prossimità e Osservatorio ProssimitàOsservatorio Isnet sulle imprese ad impatto socialeViviamo Gratteri dove il tempo è adessoEDUCOMMUNITYFondazione Milan – Play for the futurePolo Circolabile – Effetti e potenzialità del Social ProcurementProgetto enneagramma per la gestione del tempoProgetto Switch DayErasmus Rural Social IntegrationValutazione di impatto sociale partecipata: Impresa sociale Fondazione AbeleValutazione impatto progetto EDU#CARE dell’Unione Romagna Faentina Tutti i progetti >